Liste d’attesa in Abruzzo: il trucco dei “calendari chiusi” è illegale. Ecco come vi stanno negando le cure

L’inganno del “non si può prenotare”
Succede ogni giorno, in tutta la provincia di Chieti e nel resto dell’Abruzzo: un cittadino telefona al CUP o si presenta allo sportello per una risonanza magnetica o una visita cardiologica e si sente rispondere: “I calendari sono chiusi, riprovi tra qualche mese”.
Ma c’è una verità che la Regione non vi dice: chiudere le agende di prenotazione è illegale. La normativa nazionale (Legge 266/2005) e il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa vietano esplicitamente la sospensione delle prenotazioni. Impedire a un cittadino di mettersi in lista è una violazione gravissima dei diritti costituzionali, perché significa escluderlo silenziosamente dal Servizio Sanitario.
Perché chiudono le agende?
Il motivo è puramente politico e statistico. Chiudere i calendari non risolve il problema delle liste d’attesa, serve solo a nasconderlo. Se il cittadino non può prenotare, il suo bisogno di salute non compare nelle statistiche ufficiali.
È un trucco per far finta che tutto vada bene e per non far emergere i tempi biblici della nostra sanità. Così, il centrodestra di Marsilio può continuare a raccontare la favola di una regione efficiente, mentre nella realtà scarica sul paziente l’intera inefficienza del sistema. Un cittadino che non può prenotare nel pubblico ha solo due strade: pagare di tasca propria nel privato o, tragicamente, rinunciare a curarsi.
Un sistema al collasso che pensa solo all’immagine
Mentre la Regione continua a negare l’evidenza, i cittadini vivono l’emergenza sulla propria pelle. Siamo davanti al risultato di anni di scelte sbagliate: tagli al personale, mancanza di programmazione e una gestione che preferisce l’immagine alla realtà.
| Cosa succede oggi (Realtà) | Cosa dovrebbe succedere (Legge) | L’effetto sulla salute |
| Agende chiuse | Prenotazione sempre garantita | Ritardo diagnostico e aggravamento |
| Liste “fantasma” | Trasparenza sui tempi d’attesa | Impossibilità di programmare le cure |
| Fuga verso il privato | Prestazione garantita nel pubblico | Disuguaglianza sociale (si cura solo chi ha i soldi) |
La nostra battaglia: il diritto alla salute non si “sospende”
Non possiamo accettare che il diritto alla salute venga calpestato da un espediente burocratico. Chiudere gli occhi – o i calendari – non farà sparire il problema delle liste d’attesa, lo renderà solo più esplosivo.
«Denuncerò questa pratica in ogni sede. La Regione ha l’obbligo di garantire l’accesso alle cure. Se le liste d’attesa sono lunghe, la politica deve assumersi la responsabilità di risolverle con investimenti e personale, non nascondendo la polvere sotto il tappeto dei calendari chiusi. Gli abruzzesi meritano verità e cure, non porte sbarrate in faccia».
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