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Perché voterò NO a questo Referendum: la Costituzione non si tocca per coprire i fallimenti della politica

Perché voterò NO a questo Referendum: la Costituzione non si tocca per coprire i fallimenti della politica

Una riforma che non risolve i problemi dei cittadini 

Sento il dovere di condividere con voi le ragioni per cui, al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, voterò convintamente NO. Questa non è una riforma che guarda ai cittadini: non riduce i tempi dei processi, non garantisce la certezza della pena e non affronta i problemi reali che imprese e operatori del diritto vivono ogni giorno.

Modificare sette articoli della Costituzione senza intervenire su risorse, personale, digitalizzazione ed efficienza significa ignorare le vere priorità del sistema giudiziario.

“La riforma costituzionale, così come proposta e sottoposta a conferma, rischia di indebolire l’autonomia effettiva della magistratura — nella sua duplice dimensione giudicante e requirente — senza prospettare adeguate garanzie di indipendenza, soprattutto per l’azione penale, che nel nostro ordinamento rappresenta uno storico presidio del principio di uguaglianza e dell’obbligatorietà dell’azione penale.”

Separazione delle carriere: un rischio per l’equilibrio dei poteri 

Separare le carriere e intervenire sugli organi di autogoverno non renderà la giustizia più veloce. Al contrario, apre la strada a pericolose interferenze del potere esecutivo in un ambito che i nostri Padri Costituenti hanno voluto autonomo e indipendente.

La Costituzione non va piegata a esigenze politiche contingenti. Va applicata, rispettata e difesa nel suo equilibrio tra i poteri dello Stato.

La verità che non piace: i magistrati applicano le leggi, la politica le scrive

C’è un principio cardine che molti esponenti della destra fingono di dimenticare: la legge è uguale per tutti. Eppure, questo principio risulta scomodo a chi, negli anni, ha utilizzato la funzione legislativa per costruire norme ambigue o contraddittorie, spesso funzionali a proteggere classi dirigenti in difficoltà giudiziaria.

Quando si accusa la magistratura di “fare politica”, si compie una mistificazione consapevole. I magistrati non scrivono le leggi: le applicano. Se oggi esistono falle normative o prescrizioni accelerate, la responsabilità è interamente delle Aule parlamentari.

Il Problema Reale La “Finta” Soluzione della Riforma La Vera Soluzione
Lentezza dei processi Separazione delle carriere Investimenti in organico e digitalizzazione
Impunità e falle normative Intervento sul CSM Scrivere leggi chiare e univoche
Incertezza della pena Modifica della Costituzione Riforma dei codici e dell’ordinamento penitenziario

Un appello contro l’astensionismo: ogni voto conta

Rivolgo un appello a chi si è allontanato dalla politica e a chi si rifugia nell’astensione. Ricordate: per questo referendum non è previsto il quorum. Basta un voto in più per cambiare o difendere la nostra Carta.

“La Costituzione non va toccata per coprire fallimenti politici. La separazione delle carriere non garantisce la certezza della pena. Se il Governo vuole migliorare la giustizia, lo faccia in Parlamento, con leggi chiare, efficaci e coerenti.”

Se oggi troppi delinquenti si sentono liberi di agire nell’impunità, la colpa non è dei tribunali, ma di una politica che ha scritto norme inadeguate e spesso volutamente ambigue. Difendere la Costituzione significa difendere la democrazia. Per questo, il mio NO è una scelta di legalità e responsabilità.