Riforma dell’acqua: il M5S abbandona l’aula. Nessun vero piano di riduzione dei gestori, solo l’ennesima presa in giro
Altro che semplificazione o svolta storica: sulla gestione dell’acqua pubblica in Abruzzo assistiamo all’ennesima operazione facciata.
Come Gruppo regionale del Movimento 5 Stelle, insieme alla collega Erika Alessandrini, abbiamo scelto di lasciare l’aula e non partecipare al voto nelle Commissioni congiunte Prima e Seconda sullo studio predisposto dall’ERSI (Ente Regionale del Servizio Idrico). Non intenderemo mai prestare il fianco a una riforma che nei fatti cambierà tutto per non cambiare assolutamente nulla.
Il paradosso ERSI: diagnosi corretta, cura sbagliata
Il documento presentato dall’ERSI parte da premesse condivisibili e ampiamente documentate: richiama le indicazioni dell’AGCM, della Corte dei Conti, dell’ARERA e della giurisprudenza amministrativa, sottolineando come la priorità assoluta debba essere il superamento della frammentazione e il raggiungimento dell’unicità della gestione.
Eppure, nelle conclusioni, la proposta fa un’incredibile inversione a U. Invece di ridurre drasticamente le strutture gestionali, ci si limita a riorganizzare gli attuali sei gestori inserendoli all’interno di due sub-ambiti.
Il risultato? I centri di potere restano sei, i costi di gestione raddoppiano e la frammentazione rimane immutata. Una finta riorganizzazione che cristallizza lo status quo a spese dei cittadini abruzzesi.
Il rischio privatizzazione e le inefficienze del sistema
Non si tratta soltanto di un tema di poltrone o di risparmio economico — per quanto fondamentale. Ridurre il numero delle società di gestione è la condizione essenziale per blindare l’acqua pubblica ed evitare il ricorso alle gare di evidenza pubblica.
Se l’Abruzzo arrivasse alle procedure di gara senza un gestore unico forte, l’ingresso dei privati nella gestione della nostra risorsa più preziosa diventerebbe un esito praticamente inevitabile.
Una vera aggregazione avrebbe consentito di creare un soggetto industriale solido e moderno, capace di rispondere ai requisiti fissati da ARERA:
- Solidità economico-finanziaria per fare gli investimenti sulle reti;
- Capacità industriale per azzerare le perdite idriche;
- Stabilità organizzativa e tariffe eque e sostenibili per le famiglie.
La propaganda non tutela l’acqua pubblica
La maggioranza di centrodestra ha perso un’occasione fondamentale per mettere ordine nel settore idrico abruzzese. Nonostante le nostre osservazioni e le proposte portate al tavolo del confronto, si è preferito tutelare gli equilibri di bottega anziché costruire una struttura all’altezza delle sfide future.
Mantenere questa frammentazione significa esporre il sistema a continui rischi e indebolire la difesa dell’acqua come bene comune. Continueremo a dar battaglia in tutte le sedi istituzionali affinché la gestione resti pubblica, efficiente e realmente trasparente.
Francesco Taglieri Sclocchi La forza delle idee