ARAL: un’agenzia superflua che aumenta i costi e non risolve i problemi del lavoro

Martedì prossimo il Consiglio regionale sarà chiamato a votare l’istituzione dell’ARAL (Agenzia Regionale per il Lavoro), un progetto firmato dall’assessora Magnacca e sostenuto dalla giunta Marsilio. Dietro l’annuncio di un presunto cambiamento, si nasconde però un’impostazione profondamente sbagliata che rischia di aumentare la spesa pubblica senza offrire soluzioni reali.
Per noi del Movimento 5 Stelle, questa è una scelta inefficace e priva di una visione concreta. Si propone la creazione di un nuovo soggetto amministrativo — con direzioni, strutture e costi ridondanti — anziché rafforzare ciò che già esiste.
Una riforma che ignora i problemi reali
La domanda che poniamo alla maggioranza è semplice: perché creare una nuova entità quando i Centri per l’Impiego (CPI) sono in difficoltà da anni per mancanza di personale, risorse e strumenti digitali? Creare l’ARAL senza affrontare i nodi strutturali significa costruire sulla sabbia.
Il mio commento: “Abbiamo provato a correggere un impianto debole attraverso emendamenti mirati. Ma la sensazione è che la destra abbia altri obiettivi: occupare spazi di potere e poltrone, non risolvere i problemi quotidiani di chi cerca occupazione.”
Le nostre battaglie: tutela dei lavoratori e trasparenza
Nonostante la nostra contrarietà nel merito, abbiamo lavorato per inserire garanzie fondamentali a tutela dei dipendenti e della collettività:
- Libertà di scelta per il personale: abbiamo chiesto che il personale dei CPI non venga trasferito d’ufficio, ma possa decidere in autonomia se aderire alla nuova Agenzia, con tutele blindate su retribuzione, previdenza e stabilità.
- Clausola Valutativa: l’ARAL deve essere sottoposta a una verifica di efficacia entro due anni. Se non produrrà un miglioramento misurabile dei servizi, sarà la prova definitiva dell’errore politico della Giunta.
- Sicurezza negli uffici: abbiamo preteso un programma strutturato per la sicurezza degli operatori dei CPI, troppo spesso lasciati soli in situazioni di rischio.
Il contesto: i numeri della crisi in Abruzzo
I dati del 2024 e del primo trimestre 2025 fotografano una realtà preoccupante che questa riforma ignora:
- Oltre 116.000 richieste di NASpI nel 2024;
- Più di 9.000 nuove domande di disoccupazione solo nei primi mesi del 2025;
- Un aumento costante dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano).
Come sottolineato anche dalla collega Erika Alessandrini: “La Regione finge di innovare, ma evita il problema vero: il malfunzionamento dei Centri per l’Impiego. Creare un’agenzia senza affrontare il nodo della formazione e della domanda produttiva è solo un modo per non assumersi responsabilità.”
Conclusioni: no a esperimenti sulla pelle dei cittadini
L’Abruzzo non ha bisogno di nuovi carrozzoni burocratici calati dall’alto, ma di politiche attive che funzionino davvero. Ci opporremo a un’operazione che consideriamo sterile dal punto di vista sociale e dannosa per le finanze pubbliche. Difendere l’interesse collettivo significa dire no a riforme opache e sì a investimenti seri sul lavoro.
Francesco Taglieri Sclocchi La forza delle idee