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Vandali in azione alla Riserva del Borsacchio

Riserva del Borsacchio: cronaca di un disastro annunciato. Quando il taglio dei fondi diventa una scelta politica

La tutela del nostro patrimonio naturale non può essere affidata al caso o esclusivamente al volontariato. Quanto accaduto nell’area del Fratino e delle Dune nella Riserva del Borsacchio — con la distruzione sistematica di recinzioni e cartellonistica — non è un episodio isolato, ma il sintomo di un malessere profondo che affligge la gestione ambientale in Abruzzo.

Un sistema di protezione sotto attacco

Negli ultimi tre anni abbiamo assistito a un paradosso: mentre la sensibilità dei cittadini verso l’ambiente cresce, la Giunta Marsilio sembra muoversi nella direzione opposta. Non è solo una questione di vandali in azione; il vero problema è l’assenza di una strategia di controllo che preveda tecnologie moderne come:

  • Sistemi di videosorveglianza a distanza e fototrappole.
  • Monitoraggio tramite droni.
  • Sensoristica notturna per le aree più sensibili.

La tecnologia esiste, le norme anche. Ciò che manca è la volontà politica di finanziare questi strumenti.

I numeri del disimpegno: -32% di risorse

Il cuore del problema risiede nelle scelte di bilancio. Nel 2025, la Regione Abruzzo ha operato un taglio lineare del 32% ai fondi destinati alle riserve naturali.

Secondo la Legge Regionale n. 38/1996, la Regione ha il dovere di garantire la tutela e la gestione delle aree protette. Tuttavia, riducendo drasticamente le risorse, si condannano gli enti gestori all’impotenza. Senza fondi, non si può garantire:

  1. Vigilanza ambientale e sorveglianza attiva.
  2. Manutenzione ordinaria dei percorsi e delle delimitazioni.
  3. Prevenzione efficace contro gli incendi (come tristemente visto nel rogo della Pineta Dannunziana a Pescara).

Il caso Borsacchio: un bersaglio politico?

Il Borsacchio appare come un caso emblematico di questo smantellamento. Dopo il discutibile emendamento notturno del dicembre 2023, che ha tentato di ridurre drasticamente il perimetro della riserva, il taglio dei fondi rappresenta il “secondo atto” di una strategia che trasforma aree protette in zone abbandonate e vulnerabili.

Non possiamo accettare che la tutela del territorio venga delegata quasi esclusivamente alle associazioni di volontari come le Guide del Borsacchio, lasciate spesso sole a fronteggiare criticità che richiederebbero mezzi e poteri istituzionali.

La nostra posizione: ripristinare la legalità ambientale

Il Movimento 5 Stelle Abruzzo ribadisce che le riserve naturali non sono un costo da tagliare, ma una risorsa economica, culturale e ambientale da valorizzare.

Chiediamo con forza:

  • L’immediato ripristino dei fondi sottratti alle aree protette.
  • Un piano straordinario di investimenti in tecnologie di controllo per prevenire vandalismi e roghi.
  • Una piena assunzione di responsabilità da parte della Giunta regionale, che non può continuare a lavarsi le mani delle conseguenze provocate dai propri tagli.

La politica dell’abbandono ha già fatto troppi danni. È tempo di scegliere se stare dalla parte della distruzione o dalla parte del futuro dell’Abruzzo.