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Tagli al 118: meno ambulanze con medico

Tagli al 118: meno ambulanze con medico, ma sulle ambulanze infermieristiche è caos personale e sicurezza

La Giunta regionale sta trasformando radicalmente il sistema del 118 abruzzese con un colpo di spugna che preoccupa profondamente. Se nel 2023 la rete contava 39 postazioni con medico a bordo, nel nuovo assetto ordinario ne restano appena 15:

  • L’Aquila: da 14 a 9 ambulanze medicalizzate;
  • Chieti: da 11 a 4;
  • Pescara: da 8 a 2;
  • Teramo: da 6 a zero.

Ben 24 ambulanze medicalizzate vengono eliminate o convertite, scaricando il peso dell’emergenza-urgenza su mezzi infermieristici, automediche e ambulanze di base.

Non mettiamo affatto in discussione la professionalità degli infermieri, ma vogliamo tutelarli: passare al modello infermieristico senza risorse, protocolli uniformi e personale sufficiente significa solo scaricare enormi responsabilità su professionisti lasciati soli.

Il paradosso dei due operatori: come si gestisce un’emergenza in due?

Un sistema fondato sui mezzi di soccorso infermieristici può anche funzionare, ma va costruito prima di essere applicato. Oggi invece molte ambulanze operano con appena due persone a bordo: un infermiere e un autista.

Due operatori possono bastare per un trasferimento ordinario tra ospedali con paziente già stabilizzato, ma cosa succede in un’emergenza territoriale?

  • In caso di arresto cardiaco: Servono contemporaneamente compressioni toraciche, ventilazione, defibrillazione, gestione delle vie aeree, somministrazione di farmaci e contatto con la Centrale Operativa. Se l’infermiere gestisce monitor, farmaci e comunicazioni, chi esegue le manovre?
  • In caso di trauma in spazi difficili: Pensiamo a un paziente di oltre 80 kg caduto in una scarpata o in una casa senza ascensore nei nostri centri storici. Come possono solo due persone immobilizzarlo, sollevarlo e caricarlo senza rischiare la salute del paziente e la propria sicurezza?

Un protocollo su carta può stabilire cosa fare, ma non può creare dal nulla le braccia necessarie per farlo sul campo.

Aree interne isolate e l’illusione del “rendez-vous”

Nelle aree interne delle province dell’Aquila e di Chieti — tra paesi distanti dagli ospedali, strade di montagna e neve d’inverno — la situazione rischia di diventare drammatica.

L’ambulanza infermieristica rischia di arrivare sul posto e rimanere sola per molto tempo prima che un’automedica, partendo da decine di chilometri di distanza, riesca a raggiungerla. Presentare il sistema del rendez-vous come una garanzia senza chiarire dove siano le automediche operative e in quali tempi possano intervenire è una vera e propria illusione.

Chiediamo con forza che:

  1. Ogni mezza infermieristico abbia un equipaggio minimo di 3 componenti: un infermiere, un autista-soccorritore e un terzo soccorritore certificato.
  2. Si riconosca la figura dell’autista-soccorritore: Non si può continuare a fondare un servizio essenziale sul senso di responsabilità di lavoratori a cui si chiedono mansioni di supporto clinico senza adeguato riconoscimento giuridico, economico e professionale.
  3. Si definiscano subito protocolli e algoritmi chiari: Farmaci utilizzabili, limiti di autonomia ed equiparazione della formazione devono precedere i tagli, non essere rinviati a data da destinarsi.

Un taglio ai costi mascherato da riforma

Il sospetto è che questo nuovo modello nasca esclusivamente per far fronte a due problemi che la politica non è stata in grado di gestire: la carenza di medici e la necessità di fare cassa.

Il 118 è nato trent’anni fa per portare sul territorio diagnosi, competenze e trattamenti capaci di stabilizzare il paziente, superando l’era in cui il soccorso consisteva nel semplice “carica e trasporta”. Tornare indietro, affidando il servizio a mezzi sguarniti o pesando eccessivamente sul volontariato senza il dovuto supporto professionale, significa cancellare anni di conquiste.

Chiederemo alla Giunta regionale di pubblicare immediatamente i protocolli operativi, i piani formativi, la composizione vincolante degli equipaggi e i tempi effettivi di intervento delle automediche. Il diritto alla salute degli abruzzesi non si svende per coprire i buchi di bilancio.