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Riforma 118, propaganda e numeri distorti

Riforma 118, propaganda e numeri distorti: la Verì confonde le postazioni con le ambulanze e non risponde su equipaggi e aree interne

L’Assessorato regionale alla Sanità tenta di difendere la riorganizzazione del 118 abruzzese sostenendo che sul territorio ci sarebbero “35 ambulanze medicalizzate in più”. Si tratta di un’operazione aritmetica fondata sulla confusione tra il numero complessivo delle postazioni e la presenza reale dei medici sui mezzi di soccorso.

Sommando ambulanze H24, H12, automediche, mezzi infermieristici, ambulanze di base e presidi stagionali si ottiene un numero teorico più alto, ma la realtà dei fatti non cambia. L’unica propaganda è quella di chi continua a sbandierare annunci mentre taglia la presenza medica sul territorio.

I dati reali: le ambulanze medicalizzate crollano da 39 a 15

Il confronto tra la programmazione del 2023 e la nuova impostazione regionale parla chiaro: le postazioni in cui opera, per l’intera giornata o per una sua parte, un’ambulanza con medico a bordo passano da 39 a 15 su tutto il territorio regionale.

  • Provincia dell’Aquila: si scende da 14 a 9;
  • Provincia di Chieti: da 11 a 4;
  • Provincia di Pescara: da 8 a 2;
  • Provincia di Teramo: da 6 a zero.

A fronte di questo crollo, le postazioni infermieristiche passano da 15 a 48, diventando la spina dorsale del soccorso abruzzese. Nessun pregiudizio sulla professionalità e l’autonomia degli infermieri, ma una domanda s’impone: in quali condizioni li si fa operare?

Le risposte che la Giunta continua a evitare

All’Assessore Verì poniamo quesiti tecnici ben precisi sui quali si continua a fare muro di gomma:

  • Composizione degli equipaggi: Le ambulanze infermieristiche opereranno con solo due persone (un infermiere e un autista)? È previsto un terzo soccorritore certificato?
  • Protocolli operativi: Quali procedure sono state adottate, con quali farmaci e quali garanzie?
  • Tutela degli autisti soccorritori: Quando arriverà il necessario riconoscimento giuridico ed economico per lavoratori che da anni sostengono compiti fondamentali per il soccorso?
  • Tempi reali del rendez-vous: Con le automediche che registrano un tempo medio di arrivo stimato dalle stesse linee guida regionali a 33 minuti, cosa accadrà nelle aree interne e montane in inverno o quando l’automedica è già impegnata?

Un protocollo d’intervento può stabilire su carta che cosa bisogna fare in un’emergenza, ma non può creare dal nulla le braccia necessarie per rianimare o trasportare un paziente complesso in soli due operatori.

Deposte le scuse: depositata un’interpellanza consiliare

Attribuire le decisioni ai tecnici del CREA per poi rivendicare politicamente solo i dati comodi non è accettabile. Chi governa la Regione ha la responsabilità delle scelte e delle conseguenze sulla pelle dei cittadini.

Per questo motivo, come Gruppo del Movimento 5 Stelle, abbiamo depositato un’interpellanza consiliare per pretendere trasparenza e chiedere ufficialmente:

  1. I criteri analitici con cui sono state ridotte le singole postazioni medicalizzate;
  2. La composizione minima e vincolante degli equipaggi;
  3. I protocolli infermieristici attualmente in vigore;
  4. I tempi certi di intervento previsti per le automediche nelle aree interne.

Non ci interessano le somme algebriche studiate a tavolino. Vogliamo sapere chi arriverà a soccorrere un cittadino colto da infarto o trauma, con quante persone a bordo e in quanto tempo.