L’allarme degli Ordini Professionali: un atto ai confini della legalità
La decisione assunta dal Direttore Generale della ASL 02, Mauro Palmieri, di avocare a sé l’assegnazione del personale sanitario, bypassando i dirigenti di reparto e il Servizio delle Professioni Sanitarie (SAPS), ha sollevato un polverone che non può restare confinato negli uffici amministrativi.
Gli Ordini professionali di Infermieri, Ostetriche, Tecnici sanitari e Fisioterapisti sono in rivolta, parlando esplicitamente di “illegittima compressione delle competenze” e minacciando di ricorrere in Procura. Non è una semplice questione burocratica: è in gioco la sicurezza delle cure.
Il Direttore generale ha assunto una decisione che desta forte preoccupazione: privare il Servizio aziendale delle professioni sanitarie (SAPS) delle funzioni di coordinamento e di gestione degli operatori sanitari nella loro assegnazione all’interno dell’Azienda. Una scelta che non riguarda esclusivamente i nuovi assunti, ma l’intero personale del comparto.
Il SAPS: un equilibrio che non va spezzato
Il SAPS non è un ente decorativo. È una struttura che garantisce che ogni professionista sia collocato dove la sua competenza è più necessaria. Indebolirlo significa smantellare un modello organizzativo previsto dalla legge (come la 43/2006) che tutela proprio il nesso tra profilo professionale e attività assistenziale.
Il SAPS, invece, è una struttura aziendale con compiti ben definiti di coordinamento e gestione delle attività delle diverse professioni sanitarie che operano nella ASL. Indebolirne o svuotarne le funzioni significa intervenire su un equilibrio organizzativo delicato, con possibili ricadute sulla qualità dei servizi, sulla valorizzazione delle competenze e sulle condizioni di lavoro degli operatori.
I rischi di un modello verticistico e i precedenti
Questa deriva autoritaria mi preoccupa perché richiama schemi gestionali che abbiamo già visto fallire nel Chietino. Non possiamo permettere che la sanità diventi un terreno di esercizio di potere unilaterale, specialmente quando i precedenti ci dicono che tali forzature finiscono spesso davanti ai giudici.
Non vorremmo che questa impostazione ricalcasse modelli gestionali già sperimentati in passato nella stessa ASL, che hanno prodotto effetti negativi sul sistema sanitario del territorio chietino. È doveroso ricordare, a titolo di esempio, che alcune scelte assune durante la precedente direzione generale, affidata a Thomas Schael, sono state oggetto di rilievi in sede giudiziaria, come nel caso della nomina del primario di geriatria dell’ospedale di Vasto, successivamente dichiarata illegittima dalla Corte d’Appello.
Perché l’accentramento è un pericolo per i cittadini:
- Mancanza di appropriatezza: Solo chi opera in reparto conosce il reale fabbisogno tecnico; una scelta calata dall’alto rischia di inserire professionisti in contesti non idonei.
- Aumento del rischio clinico: Una cattiva allocazione delle risorse umane aumenta potenzialmente i rischi per i pazienti.
- Clima aziendale: Ignorare i direttori di dipartimento e i dirigenti di reparto mortifica le figure apicali che garantiscono il funzionamento quotidiano della sanità.
| Criticità Organizzativa | Riferimento Normativo | Rischio Sistemico |
| Avocazione Assegnazioni | Legge 43/2006 | Violazione autonomia gestionale professioni sanitarie |
| Bypass Dirigenti Reparto | Contratti Nazionali Lavoro | Disallineamento tra competenze e fabbisogno |
| Gestione Verticistica | Principi di Buon Andamento (Art. 97 Cost.) | Aumento contenziosi e instabilità operativa |
Governare con equilibrio, non con i decreti
La complessità del sistema sanitario richiede dialogo, non imposizioni. La gestione del personale è il cuore pulsante della sanità pubblica: se si ferma o si ammala quel cuore, a pagarne il prezzo sono i pazienti.
I direttori generali delle ASL sono nominati dalla Giunta regionale, ed è noto l’approccio fortemente verticistico che il Presidente Marsilio ha più volte mostrato nella gestione della sanità abruzzese. Tuttavia, governare un sistema complesso come quello sanitario richiede equilibrio, confronto e rispetto delle funzioni previste, non decisioni accentratrici che rischiano di indebolire l’organizzazione.
Continuerò a vigilare affinché si torni al rispetto della legalità e delle competenze. La sanità pubblica non è un’azienda privata dove si dispone delle persone a piacimento: è un servizio pubblico che vive di professionalità e rispetto delle regole.
La sanità pubblica va amministrata con responsabilità e trasparenza. Come sempre, sarò al fianco del personale sanitario che ogni giorno garantisce cure e servizi essenziali alla nostra comunità.
Francesco Taglieri Sclocchi La forza delle idee