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118, gara deserta a San Salvo e Torrebruna, e adesso?

118, gara deserta a San Salvo e Torrebruna-Carunchio: la ASL prende atto del fallimento e lascia il servizio nell’incertezza

Nessun operatore ha presentato manifestazioni di interesse. La gara per l’affidamento delle postazioni 118 di San Salvo e Torrebruna-Carunchio è andata ufficialmente deserta.

A comunicarlo è la stessa ASL 02 Lanciano-Vasto-Chieti nella risposta alla mia diffida. Una nota di poche righe in cui l’Azienda liquida la richiesta di sospensione definendola “superata dai fatti”. Un riscontro del tutto insufficiente: il problema non era solo fermare una procedura sbagliata, ma capire come si intenda garantire il soccorso ai cittadini oggi, domani e nei prossimi mesi.

Il crollo di un modello economico insostenibile

Se un bando pubblico per un servizio essenziale come l’emergenza-urgenza registra zero adesioni, la prima domanda che una Direzione aziendale dovrebbe porsi è perché.

La risposta è semplice e l’avevamo denunciata chiaramente nei giorni scorsi: i massimali economici previsti erano del tutto fuori mercato e coprivano appena il 39% dei costi reali necessari per garantire personale, contratti e mezzi H24.

Quando si costruiscono bandi con tagli lineari sulla pelle dei lavoratori e della sicurezza, il risultato finale è il paralisi del sistema. Liquidare la gara deserta con tre righe senza interrogarsi sulla sostenibilità dei conti non è programmazione: è un’imprudente fuga dalle responsabilità.

I nodi aperti: chi garantisce oggi il soccorso nelle aree interne?

La risposta della ASL lascia aperti interrogativi pesantissimi che richiedono chiarimenti immediati:

  • Chi sta garantendo oggi le postazioni di San Salvo e Torrebruna-Carunchio?
  • A quali condizioni economiche e fino a quando è assicurata la continuità del servizio?
  • Qual è il piano strutturale per evitare che l’attuale gestione tampone arrivi al limite della sostenibilità?

La situazione è ancora più grave per i comuni delle aree interne come Torrebruna e Carunchio, dove le distanze geografiche e i tempi di percorrenza verso gli ospedali rendono la presenza di un’ambulanza efficiente una questione di vita o di morte. Le aree interne non possono essere il luogo in cui si taglia progressivamente la rete dei servizi essenziali.

Serve una riforma regionale dell’emergenza-urgenza

Questa vicenda dimostra che non si può continuare a gestire la rete del 118 abruzzese rincorrendo una postazione alla volta o intervenendo soltanto a problema esploso. Di fronte alla carenza strutturale dei medici d’emergenza, la Regione deve smettere di ricorrere a rattoppi, proroghe e soluzioni estemporanee.

Da tempo sosteniamo la necessità di definire un modello regionale uniforme basato su:

  • Mezzi Sanitari Intermedi: Equipaggiamenti con infermieri, autisti soccorritori e personale di supporto formati secondo standard regionali omogenei;
  • Protocolli clinico-assistenziali unificati: Per evitare che la qualità del soccorso dipenda dal comune in cui ci si trova;
  • Programmazione delle risorse: Basi economiche congrue che tutelino sia la dignità del lavoro del personale sanitario sia il diritto alla salute dei cittadini.

La gara è andata deserta, ma non può andare deserto il diritto al soccorso degli abruzzesi. La ASL spieghi subito quale soluzione intende adottare nell’immediato e la Giunta Marsilio chiarisca, una volta per tutte, quale modello di 118 intende garantire alla nostra regione.