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assunti, al lavoro e poi licenziati per un “errore materiale”

Il “teatro dell’assurdo” nella sanità abruzzese: assunti, al lavoro e poi licenziati per un “errore materiale”

Questa vicenda rappresenta probabilmente uno dei punti più bassi mai raggiunti dall’organizzazione amministrativa della sanità abruzzese. Se non ci fossero di mezzo la dignità delle persone, il futuro delle loro famiglie e la serenità di chi lavora per curarci, sembrerebbe davvero una commedia del grottesco.

Invece è la pura e cruda realtà che si è consumata alla ASL 02 Lanciano-Vasto-Chieti, dove 28 Operatori Socio-Sanitari sono stati regolarmente assunti, hanno firmato il contratto, alcuni hanno persino preso servizio nei reparti, per poi vedersi licenziati con un atto di annullamento in autotutela a causa di un presunto “mero errore materiale”.

Cronaca di una follia burocratica

Ricostruiamo i fatti per capire la gravità dell’accaduto. In piena estate, con le ataviche carenze di organico e le giuste ferie del personale da garantire, la ASL 02 — sprovvista di una propria graduatoria OSS — decide di attingere alla graduatoria della ASL di Pescara.

La ASL di Pescara autorizza lo scorrimento partendo dalla posizione n. 600. La macchina amministrativa parte:

  • Si adottano le delibere ufficiali;
  • Vengono inviate le convocazioni;
  • I lavoratori firmando i contratti individuali e prendono servizio.

Poi, l’incredibile retromarcia. La ASL di Pescara si “accorge” che lo scorrimento corretto doveva partire dalla posizione n. 304 e che la posizione 600 era solo un “errore materiale”. Risultato? Delibera annullata, contratti dichiarati nulli e 28 lavoratori mandati a casa da un giorno all’altro.

Com’è possibile che nessuno, in due diverse Aziende Sanitarie, si sia posto una domanda elementare prima di far firmare i contratti? Come si può autorizzare un salto di quasi trecento posizioni senza che alcun dirigente o ufficio amministrativo se ne accorgesse?

Chi paga per gli errori della Pubblica Amministrazione?

Detto in tutta franchezza: non stiamo parlando di un semplice disguido da timbro postale. Parliamo di persone che, confidando nella piena legittimità degli atti firmati con uno Stato e una Regione, hanno riorganizzato le proprie vite, rinunciato ad altre opportunità di lavoro, fatto sacrifici ed energie per iniziare a prestare servizio.

Il principio del buon andamento e della trasparenza della Pubblica Amministrazione impone che l’interesse pubblico non si limiti a un freddo ripristino formale delle carte, ma tuteli l’affidamento che i cittadini ripongono nelle istituzioni. È del tutto inaccettabile che le conseguenze dell’incapacità gestionale e dei mancati controlli ricadano esclusivamente sulle spalle dei lavoratori.

Porterò il caso in Consiglio regionale con un’interpellanza urgente

Non possiamo far finta di nulla. Di fronte a un corto circuito organizzativo di queste proporzioni, la politica non può voltarsi dall’altra parte o liquidare la questione come un banale incidente di percorso.

Per questo motivo ho depositato un’interpellanza urgente indirizzata al Presidente Marco Marsilio e all’Assessore alla Sanità Nicoletta Verì.

Vogliamo risposte chiare su punti fondamentali:

  • Sulle responsabilità: Come è stato possibile arrivare alla firma dei contratti senza che nessuno rilevasse un’anomalia così macroscopica e quali controlli siano stati (o non siano stati) effettuati.
  • Sulla tutela dei lavoratori: Quali iniziative concrete intenda assumere la Regione per tutelare i 28 operatori coinvolti e le loro famiglie.
  • Sul coordinamento del SSR: Quali protocolli e procedure uniformi si intendano finalmente introdurre tra le varie ASL abruzzesi per evitare che il diritto alla trasparenza e la certezza delle graduatorie vengano di nuovo calpestati.

L’Assessore Verì continuerà a sostenere che va tutto bene e che il sistema sanitario funziona alla perfezione, o si assumerà finalmente la responsabilità politica di questa figuraccia istituzionale? Una sanità che prima assume, fa firmare i contratti, mette la gente al lavoro e poi la caccia con un colpo di spugna non è un modello di efficienza: è il simbolo di una gestione che ha perso il controllo della realtà.