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Accoglienza e disabilità: la burocrazia non può calpestare l’umanità

Accoglienza e disabilità: la burocrazia non può calpestare l’umanità

Il grado di civiltà delle nostre istituzioni si misura soprattutto dalla capacità di proteggere i più fragili. Per questo, insieme a Erika Alessandrini e Simona Astolfi, seguo con profonda preoccupazione la vicenda del trasferimento forzato delle famiglie ucraine da Pineto a Roseto.

Comprendiamo perfettamente che la decisione della Prefettura rientri nella normale programmazione e gestione dell’accoglienza dei rifugiati sul territorio. Tuttavia, crediamo che quando ci si trova di fronte a nuclei familiari con bambini con disabilità, sia necessario un supplemento di sensibilità e di buonsenso che vada oltre la fredda logica burocratica.

Un modello di inclusione che rischia di essere smantellato

In questi mesi, diverse famiglie avevano costruito a Pineto un percorso concreto e bellissimo di inclusione sociale, scolastica e umana. I bambini hanno frequentato le nostre scuole, instaurato legami affettivi forti, trovato punti di riferimento stabili. Soprattutto, hanno potuto contare su servizi e supporti specifici che l’amministrazione comunale di Pineto ha saputo predisporre con serietà e grandissima umanità, dimostrando come una comunità possa farsi carico delle fragilità.

Spostare queste persone all’improvviso, e per giunta nella fase conclusiva dell’anno scolastico, significa interrompere bruscamente percorsi terapeutici e didattici delicatissimi. Parliamo di bambini che hanno già vissuto il trauma devastante della guerra e dello sradicamento dal proprio Paese; togliere loro anche i punti di riferimento faticosamente trovati a Pineto è una scelta che rischia di creare danni profondi.

Dal calore di una casa alla precarietà di un albergo

C’è poi un aspetto pratico e umano che non possiamo ignorare. Come ha giustamente evidenziato Simona Astolfi, molte di queste famiglie non dispongono delle risorse economiche necessarie per affrontare un trasloco da un comune all’altro.

Ma il paradosso più grande è un altro: alcune di queste persone, dopo anni trascorsi negli appartamenti che le avevano accolte sin dal loro arrivo in Italia, verranno trasferite in camere d’albergo. Passare da una dimensione di autonomia e quasi normalità a una sistemazione alberghiera precario rappresenta un evidente e inaccettabile arretramento nelle loro condizioni di vita.

Il nostro appello alle istituzioni

Insieme a Erika, ribadiamo che in presenza di disabilità così evidenti non si possono considerare soltanto gli aspetti logistici e organizzativi. Servono gradualità, attenzione alle persone e rispetto. Chiediamo che venga garantita l’immediata continuità scolastica e assistenziale ai minori coinvolti, prevedendo se necessario adeguati servizi di trasporto per permettere loro di non perdere la rete educativa di Pineto.

Facciamo un appello accorato alla Prefettura, ai Comuni interessati e ai soggetti gestori affinché si apra immediatamente un tavolo di confronto. Troviamo soluzioni alternative che tutelino le situazioni più vulnerabili. Quando si parla di accoglienza, l’efficienza organizzativa non può e non deve mai prevalere sull’umanità.