ASL 02, il paradosso dei buoni pasto: oltre 356mila euro di soldi pubblici bruciati in tribunale
Mentre la sanità abruzzese arranca e la Giunta Marsilio impone tagli lineari ovunque con la scusa di far quadrare i conti, scopriamo che la ASL 02 Lanciano-Vasto-Chieti spende centinaia di migliaia di euro dei cittadini per fare causa ai suoi stessi dipendenti.
Parliamo di una cifra provvisoria che mette i brividi: 356.834,34 euro già liquidati per contenziosi legati al diritto alla mensa e alla mancata erogazione dei buoni pasto al personale.
Ho depositato un’interpellanza urgente in Consiglio regionale per costringere il Presidente Marsilio e l’Assessore Verì a fare chiarezza su questo spreco di risorse pubbliche. I dati, che ho ottenuto dopo una battaglia di accesso agli atti durata settimane, fotografano una gestione fallimentare e ostinata.
Cause seriali sulla pelle dei lavoratori
I numeri emersi dai documenti della ASL 02 descrivono una mole impressionante di procedimenti davanti ai Tribunali del lavoro di Lanciano, Vasto e Chieti, fino alla Cassazione:
- Oltre 226mila euro per incarichi a legali esterni.
- Più di 260mila euro di spese legali che abbiamo dovuto riconoscere alle controparti (i dipendenti che hanno vinto la causa).
- E il conto è destinato a salire, perché ci sono ancora 13 procedimenti pendenti e decine di delibere che devono ancora quantificare i costi definitivi.
Siamo di fronte a un contenzioso seriale che per anni ha assorbito energie amministrative e denaro pubblico. Risorse preziose che avrebbero potuto, e dovuto, essere destinate ai servizi sanitari per i cittadini o al potenziamento del personale stremato.
Il sospetto: fare cassa negando i diritti
Esiste ormai un orientamento della magistratura consolidato che riconosce il diritto al buono pasto per i lavoratori della sanità. E allora perché la ASL 02 ha scelto la strada dello scontro totale nelle aule di tribunale, mentre le altre ASL abruzzesi hanno affrontato il problema con accordi conciliativi e confronto sindacale?
Il sospetto è forte: non vorremmo che dietro questa ostinazione ci sia la volontà politica di bloccare l’erogazione continuativa dei buoni pasto per provare a ridurre, in modo fittizio, il disavanzo sanitario regionale. Se così fosse, saremmo davanti a un errore macroscopico. Il riequilibrio dei conti non si fa tagliando i diritti elementari di chi tiene in piedi i nostri ospedali. Anche perché, alla fine delle cause, la ASL è costretta a pagare comunque, ma con l’aggravio di pesantissime spese legali a carico della collettività.
Meno avvocati, più welfare aziendale
Mentre nel resto d’Italia molte aziende sanitarie aumentano il valore del buono pasto per garantire un welfare aziendale dignitoso e stare vicine ai lavoratori in un momento di crisi economica, qui in Abruzzo usiamo quei soldi per pagare le spese processuali. È inaccettabile.
Con la mia interpellanza ho chiesto alla Regione Abruzzo di esercitare finalmente il suo ruolo di guida e di indirizzo:
- Stop alle cause inutili: favorire immediatamente soluzioni conciliative per chiudere i giudizi ancora aperti.
- Linee guida uniformi: stabilire criteri omogenei per tutte le ASL abruzzesi, garantendo parità di trattamento a tutti i dipendenti regionali.
- Trasparenza totale: un monitoraggio costante e periodico trasmesso al Consiglio regionale su tutti i contenziosi di lavoro.
La Regione non può continuare a girarsi dall’altra parte. I lavoratori hanno diritto a regole chiare e a veder rispettati i propri contratti, l’amministrazione ha il dovere morale e legale di spendere bene i soldi pubblici. È tempo di chiudere la stagione dei tribunali e aprire quella del buon senso.
Francesco Taglieri Sclocchi La forza delle idee