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Consorzio Chieti-Pescara: la liquidazione è il certificato di fallimento della Giunta Marsilio

Consorzio Chieti-Pescara: la liquidazione è il certificato di fallimento della Giunta Marsilio

Oggi il centrodestra abruzzese prova a raccontare la liquidazione del Consorzio industriale Chieti-Pescara come un atto di coraggio amministrativo. In realtà, per come la vedo io, è soltanto la certificazione definitiva di un fallimento politico che denunciamo da anni.

Non si tratta di un evento improvviso, ma del risultato di una gestione confusa e propagandistica che ha ignorato i segnali d’allarme mentre il debito cresceva fino a superare i 20 milioni di euro.

Un’eredità di abbandono e debiti

Mentre in via ufficiale si promettevano salvataggi e rilanci, la realtà che ho riscontrato sul territorio è stata ben diversa. Le imprese della Val Pescara e del chietino hanno continuato a pagare oneri consortili senza ricevere in cambio servizi dignitosi.

L’eredità che questa destra lascia alle attività produttive è fatta di:

  • Infrastrutture degradate: strade dissestate e illuminazione carente che rendono difficile il lavoro quotidiano.
  • Manutenzioni assenti: aree industriali lasciate a se stesse, senza una minima programmazione.
  • Assenza di visione: un sistema che ha bruciato risorse senza generare sviluppo.

Il paradosso del sistema ARAP

Ho contestato fin dal principio il modo in cui è stata gestita la riforma dell’ARAP (Azienda Regionale delle Attività Produttive). Ci è stata presentata come la soluzione a tutti i mali, ma è apparsa fin da subito come un enorme contenitore dove far confluire debiti e criticità, senza un vero piano industriale e, soprattutto, senza trasparenza sui numeri reali.

Non possiamo accettare che la responsabilità venga scaricata sulla burocrazia o sul passato. Il centrodestra governa questa Regione da anni e ha guidato tutti gli assetti politici che ruotavano intorno ai consorzi. Non possono fingersi spettatori di un disastro maturato sotto i loro occhi.

Verso una reale strategia industriale

In questi anni abbiamo chiesto ripetutamente chiarezza sui conti, sui rischi per i lavoratori e sul destino delle infrastrutture. Le risposte sono state parziali, spesso sostituite da annunci trionfalistici puntualmente smentiti dai fatti.

La mia posizione è chiara: non consentirò che questa vicenda venga archiviata come una semplice pratica amministrativa. Continuerò a pretendere verità e responsabilità precise. L’Abruzzo non ha bisogno di altra propaganda, ma di una strategia industriale seria che rimetta al centro la cura dei territori e il supporto concreto a chi produce.