Elisoccorso, prima il confronto poi il copia-incolla: una presa in giro istituzionale
La sospensione del bando per il personale dell’elisoccorso della ASL di Pescara conferma una criticità che avevamo già segnalato con chiarezza: quando si apre un confronto in Commissione Sanità, si ascoltano le sigle sindacali e si riconoscono pubblicamente le incongruenze di un avviso, ci si aspetta che gli impegni presi vengano rispettati. Invece, a distanza di pochi giorni, il bando è tornato sostanzialmente identico, senza quelle modifiche che erano state date per necessarie. Un passaggio istituzionale che, così com’è andato, rischia di apparire come una pura formalità, se non addirittura come una presa in giro.
Un servizio troppo delicato per essere trattato con superficialità
Parliamo di un servizio essenziale dell’emergenza-urgenza, non di una procedura qualunque. L’elisoccorso richiede personale altamente qualificato, esperienza specifica, formazione mirata e criteri di selezione coerenti con la delicatezza del compito. Proprio per questo, le osservazioni emerse in Commissione non erano marginali né strumentali: riguardavano il merito del bando e la sua capacità di selezionare figure realmente adeguate a operare in un contesto così complesso.
Il problema è che l’avviso proponeva parametri e punteggi giudicati troppo generosi rispetto all’obiettivo dichiarato. Se l’intento è costruire una squadra con esperienza consolidata e competenze precise, i criteri devono essere stringenti, trasparenti e calibrati sulle reali esigenze del servizio. Al contrario, un impianto troppo permissivo finisce per indebolire la selezione e per generare più dubbi che garanzie.
La questione dei paramedici
Tra gli aspetti più discutibili c’è anche l’apertura ai paramedici con contratto a tempo determinato, una scelta che appare difficilmente comprensibile se letta in coerenza con la natura del servizio e con il principio di accesso alla pubblica amministrazione. È difficile immaginare che figure inserite in questo modo possano essere stabilizzate senza passare da un concorso pubblico. Per questo la previsione rischia di risultare non solo incoerente, ma anche poco utile rispetto all’obiettivo di costruire un assetto duraturo e solido.
Anziché chiarire questi punti e correggere l’impianto, si è preferito riproporre il bando senza modifiche sostanziali. Ed è qui che il problema diventa politico prima ancora che amministrativo: se le audizioni, il confronto con i sindacati e il passaggio in Commissione Sanità non portano ad alcun cambiamento, allora a cosa servono davvero?
Un metodo sbagliato
Questa vicenda racconta un metodo che non possiamo accettare. Prima si convoca il confronto, poi si riconoscono le criticità, si promettono correzioni e infine si pubblica lo stesso atto, quasi a voler svuotare di senso il lavoro svolto in Commissione. È un comportamento che mina la credibilità delle istituzioni e trasmette un messaggio sbagliato: il confronto viene usato come copertura, non come strumento reale di miglioramento.
Su un tema come l’elisoccorso questo approccio è doppiamente grave. Perché riguarda la sicurezza dei cittadini, la qualità delle cure e l’organizzazione di un presidio che deve funzionare con efficienza assoluta. E perché dimostra che, ancora una volta, la Regione preferisce il rinvio alla chiarezza, e il formalismo alla sostanza.
Serve un cambio di passo
La sospensione del bando è un primo segnale, ma non basta. Serve riscrivere l’avviso in modo coerente, recepire davvero le osservazioni emerse in Commissione e costruire una selezione che rispetti i principi di competenza, esperienza e trasparenza. Soprattutto, serve restituire dignità al passaggio istituzionale: se una Commissione Sanità ascolta, discute e assume impegni, quei passaggi vanno rispettati fino in fondo.
Non si può chiedere fiducia ai cittadini se poi si ignorano le criticità sollevate nelle sedi deputate. E non si può pretendere serietà da parte di chi lavora nel sistema dell’emergenza se le regole cambiano solo in apparenza, per poi restare sostanzialmente le stesse. Questa vicenda va corretta nel metodo e nel merito, prima ancora che nel testo del bando
Francesco Taglieri Sclocchi La forza delle idee