Liquidazione CSI: l’ennesimo salto nel buio che pagano le imprese
Il caso del Consorzio Industriale Chieti-Pescara è finalmente approdato in Consiglio regionale, ma il clima che ho respirato è tutt’altro che rassicurante. Dietro i tecnicismi della liquidazione coatta amministrativa si nasconde una realtà drammatica: oltre 21 milioni di euro di debiti e un futuro quanto mai incerto per le nostre aree produttive.
Non è solo una questione di conti in rosso. È una questione di visione, o meglio, della sua totale assenza.
Un assorbimento senza piano industriale
La Giunta Marsilio ha deciso di trasferire le competenze del CSI all’ARAP. Ma come pensa di farlo concretamente? Questa è la domanda che ho posto in aula e a cui il centrodestra continua a non rispondere.
Gestire un territorio vasto e complesso come quello di Chieti-Pescara richiede uomini, mezzi e risorse. Eppure, dagli atti non emerge alcun piano operativo dettagliato. Si parla dell’assorbimento di appena tre persone per gestire aree che da decenni versano in stato di abbandono. È evidente che i conti non tornano.
Il paradosso di ARAP: servizi a rischio
Dobbiamo essere onesti: ARAP vive esclusivamente di risorse proprie, ovvero dei canoni versati dalle aziende. Oggi l’Ente fatica già enormemente a garantire l’ordinaria manutenzione nelle aree di sua competenza, come la Val di Sangro o Vasto-San Salvo.
Immaginare che possa farsi carico del disastro del CSI senza un robusto potenziamento organizzativo è pura utopia. Il rischio è che questa diventi l’ennesima operazione di facciata, con conseguenze pesantissime:
- Strade colabrodo e illuminazione carente.
- Manutenzioni fantasma del verde pubblico.
- Aziende che smettono di pagare i canoni perché non ricevono servizi, innescando un circolo vizioso pericoloso.
Dalla “PAURA” di ARUAP alla propaganda attuale
Non posso non ricordare il fallimento del progetto “ARUAP”, fortemente voluto dall’assessore Magnacca e poi smontato dalla sua stessa maggioranza. Come ho già avuto modo di dire, forse non era un caso che quel nome, letto al contrario, facesse già “paura”: il timore era proprio quello di trascinare nel caos anche l’ultimo ente tecnico rimasto operativo.
Oggi assistiamo a una retromarcia politica evidente, ma la propaganda continua a precedere la programmazione.
Le domande che attendono risposta
Governare significa spiegare. Per questo continuerò a pretendere chiarezza su punti fondamentali:
- Quali risorse pubbliche verranno stanziate per la transizione?
- Quanti nuovi operai verranno assunti per gestire i territori abbandonati?
- Qual è il modello gestionale per garantire che le gare d’appalto non si blocchino?
L’Abruzzo produttivo non può permettersi l’improvvisazione della Giunta Marsilio. Il prezzo dei loro errori non devono pagarlo i lavoratori e le imprese che producono il nostro PIL.
Francesco Taglieri Sclocchi La forza delle idee