Perché il nostro “NO” è un atto di difesa della Costituzione
Si fa presto a chiamarla “riforma della giustizia”. Ma se guardiamo dietro gli slogan della propaganda, quello che emerge è un attacco frontale a un pilastro della nostra democrazia: il principio secondo cui la legge è uguale per tutti.
Come Capogruppo del Movimento 5 Stelle, la mia posizione è netta: questa riforma non serve a velocizzare i processi o a risolvere la carenza di personale, ma punta a indebolire il potere giudiziario per lasciare meno controlli alla politica.
Giustizia a due velocità: morbida con i forti, dura con i deboli
Il rischio che corriamo è quello di scivolare verso un sistema dove chi comanda può permettersi ciò che ai cittadini comuni è vietato. Separare le carriere tra magistrati e giudici, come proposto, significa voler mettere i PM sotto la direzione del Governo. È una visione che non ci appartiene: noi vogliamo magistrati liberi e indipendenti, non dipendenti della politica.
Il nodo economico: 70 milioni di euro buttati ogni anno
Mentre i tribunali cadono a pezzi e mancano cancellieri e magistrati, il centrodestra vuole spendere 70 milioni di euro l’anno per creare doppioni inutili: due CSM e un’Alta Corte disciplinare.
Facciamo un calcolo rapido: con quella stessa cifra, ogni anno potremmo assumere e pagare 600 magistrati in più. Invece, si sceglie di finanziare l’ennesima sovrastruttura che serve solo a indebolire chi deve controllare il potere.
Un appello alla responsabilità
Il prossimo 22 e 23 marzo saremo chiamati a una scelta che va oltre il destino di un governo o di un partito. È in gioco il principio base della nostra Costituzione. Anche il Presidente della Repubblica è dovuto intervenire per richiamare tutti al rispetto delle istituzioni, segno che il limite è stato superato da un clima di delegittimazione sistematica della magistratura.
Il rispetto tra i poteri dello Stato non è un optional: è la base della Repubblica. Sostenere questo progetto significa mettere sotto stress gli equilibri istituzionali proprio quando avremmo bisogno di stabilità.
«Votare NO significa difendere la giustizia dei cittadini, non quella dei privilegiati. Impediamo che la politica si prenda anche ciò che non le spetta».
Francesco Taglieri Sclocchi La forza delle idee