Home | Pensieri | Sanità abruzzese: il modello Teramo e il fallimento della programmazione regionale

Sanità abruzzese: il modello Teramo e il fallimento della programmazione regionale

Sanità abruzzese: il modello Teramo e il fallimento della programmazione regionale

L’ultima deliberazione della Asl 04 di Teramo (la n. 160 dell’11 febbraio 2026) accende nuovamente un faro su una questione che denunciamo da tempo: l’esistenza di un Abruzzo a due velocità. Mentre Teramo indice un avviso pubblico per il reclutamento di Operatori Sociosanitari (OSS) a tempo determinato, il resto della regione sembra prigioniero di una cronica incapacità gestionale.

Un paradosso tutto abruzzese

È necessario porsi una domanda politica seria: come mai, tra le quattro Asl del nostro territorio, solo quella di Teramo riesce a programmare con costanza concorsi e avvisi pubblici? Non è un mistero che le carenze di organico a Pescara, Chieti e L’Aquila siano altrettanto gravi, se non peggiori. Eppure, assistiamo a un immobilismo che penalizza tutti.

Negli ultimi anni, la Asl di Teramo è stata l’unica a farsi carico delle procedure di assunzione, spesso agendo come capofila per l’intero sistema regionale. Tuttavia, questa proattività isolata non basta a coprire i vuoti lasciati dalle altre direzioni generali.

Il rischio della “Sanità a gettone”

Mentre a Teramo si tenta di rafforzare il perimetro del pubblico negli ospedali e nelle Case di Comunità, altrove si continua a percorrere la strada del precariato strutturale. Ricorrere sistematicamente a cooperative e agenzie interinali produce tre effetti devastanti:

  1. Svilisce la dignità dei professionisti, privati di tutele e prospettive.

  2. Aumenta i costi per le casse pubbliche senza creare valore nel lungo periodo.

  3. Indebolisce il rapporto di cura, con un turnover continuo che danneggia la qualità del servizio ai cittadini.

Verso una visione comune

Non possiamo accettare che la tutela della salute dipenda dal CAP di residenza. Un Abruzzo che funziona solo per un quarto non è un Abruzzo che cresce; è una regione che sta fallendo nella sua missione principale: garantire servizi uniformi ed efficienti.

La politica ha il dovere di intervenire per superare questo squilibrio. Non servono interventi “tampone”, serve una cabina di regia regionale che imponga standard di programmazione identici da Nord a Sud della regione. Il nostro impegno resta quello di riportare al centro la stabilità del lavoro e la qualità dell’assistenza, affinché il “modello Teramo” non sia l’eccezione, ma la normalità in tutto l’Abruzzo.